Ultrabericus 19/03/2016

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La mattina prima della partenza…

Il mio viaggio verso l’Ultrabericus inizia qualche mese fa, quando stavo facendo un corso in PNL con Ekis, dove raccontando ai vari partecipanti delle mie esperienze nelle competizioni estreme, di quello che si prova e dell’impegno per raggiungere questi obiettivi, ho richiamato l’attenzione di due ragazzi, ora due grandissimi amici. Facendo pratica durante il corso, uno dei due mi ha parlato del suo sogno di voler fare nel futuro l’Ultrabericus. Essendo lui di Vicenza ne ha sentito parlare molto e in quel momento gli ho chiesto: “cosa ti impedisce di farlo?” e lui, pensandoci su un attimo, mi fa:” beh in effetti niente”. Aveva la convinzione limitante che fosse un sogno impossibile… nei mesi successivi lo avremmo reso realtà.

L’altro ragazzo, un alpinista, senza aver mai corso in vita sua, non si è fatto intimidire e senza nemmeno rendersi conto si è ritrovato ad allenarsi per la sua prima Ultra maratona. Io dalla mia stavo preparando La grande corsa bianca, una gara da 160 km in semi autosufficienza da affrontare in condizioni estreme, sulle Alpi con neve e freddo, quindi mi sono detto, se sono allentato per questa farò senza grossi problemi anche la seconda. E così ho iniziato ad allenare i due ragazzi, con la promessa di rivederci dopo tre mesi tutti insieme e di vivere questa grande esperienza.

L’allenamento per loro è stato duro, ma al contempo entusiasmante per i grandi miglioramenti compiuti, settimana dopo settimana, passo dopo passo, obiettivo dopo obiettivo. Hanno fatto dei passi da gigante. Mentre io, terminata La grande corsa bianca con un ottimo risultato, meglio di quello che credessi, ho dovuto fare i conti con il recupero post gara e cosa ancor peggio la ristrutturazione di casa. Quindi mi sono ritrovato a dover lavorare 12 ore al giorno sulla ristrutturazione, sacrificando tempo agli allenamenti e a vivere in una casa senza cucina, con tutte le mie cose in dei grandi sacchi neri… Per chi ci è già passato, sa che non è una situazione molto facile. Il tutto non mi ha permesso di allenarmi come volevo e di fare molti lunghi. A due settimane dalla partenza avevo una casa ristrutturata, e in testa il dubbio di come affrontare questa gara e su quale fosse il mio stato di forma.

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Sperduto non so dove 😀

Il sabato, una settimana prima della competizione, anche sapendo che non si dovrebbe fare, ho deciso di testarmi su un lungo da 50 km con 1300 metri di dislivello, il test inaspettatamente va bene, anche se poi ho dovuto fare i conti con il recupero e dolori vari, perché avevo spinto troppo (so che è sbagliato). A tre giorni dalla gara ho iniziato ad applicare il Voltaren perché i dolori non passavano e cercavo di correre il meno possibile per arrivare alla partenza fresco di gambe. Come se non bastasse il treno che dovevo prendere per andare a Vicenza, il venerdì viene soppresso per lo sciopero in corso e sono dovuto partire con la macchina.

Il viaggio alla fine è andato benissimo, stare tutto quel tempo solo, mi ha permesso di lavorare molto sull’aspetto psicologico della competizione, lavoro che avevo già iniziato a fare durante le ultime due settimane, e che mi ha permesso di rinforzarlo parecchio. Cosi arrivo a destinazione vicino Vicenza, ospite di questo mio grandissimo amico, uno dei due ragazzi che ho allenato, siamo andati a ritirare i pettorali in centro, e come ripromesso qualche mese prima, la sera ci siamo ritrovati tutti e tre insieme, alla vigilia di questa competizione.

Sveglia all’alba e poco dopo ci troviamo già sulla linea di partenza, il mio stomaco ha dato segni di non stare bene, ma decido di ignorarli, ho deciso di spingere da subito e nulla mi fermerà e così è. Già dai primi km andiamo tutti forte, probabilmente troppo, si probabilmente sto spingendo troppo, guardo la frequenza cardiaca e dice 170 bpm, mi chiedo se posso continuare così per altre 6 ore, ma ignoro la risposta e proseguo.

Arrivo al primo ristoro intorno al 12° km riempio le borracce e riparto al volo, sto bene, sono determinato e voglio sfruttare a pieno tutta questa mia energia. Dopodichè arriviamo alla prima vera salita della competizione, ne seguiranno poi altre due, vedo gli altri concorrenti che camminano da subito, ma io decido non farmi intimidire e proseguo, so che anche se ripida il dislivello non è tantissimo e tra poco questa salita sarà già finita. Al secondo ristoro nemmeno mi accorgo da dove fossi passato, la concentrazione è massima, faccio leva sul dolore, più fa male e più significa che sono sulla giusta strada, guardo le pulsazioni, sono sempre alte e mi dico: “bene! era questo che volevi! vai!!”.

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Al ristoro del 35°km

In un attimo mi ritrovo al ristoro del 35°km, la percezione del tempo è cambiata, sono passate quattro ore dall’inizio e a me sembra passato un’attimo, mi rendo conto che non ho memoria di alcuni tratti di percorso, non so come ho fatto ad arrivare fino a li, ho passato anche la seconda salita, non me ne sono nemmeno accorto, dove era? Non so e non mi interessa, riparto senza farmi troppe domande. Nel frattempo il sole la fa da padrone, è uscita fuori una giornata bellissima ma calda, inaspettatamente calda per essere ancora marzo, mi spoglio di tutto quello che posso eliminare, rendendomi conto che sono fradicio di sudore, sto perdendo molti liquidi e inizio anche a sentire la fatica. Ho portato con me solo una borraccia da 600 ml e solo ora realizzo che è troppo poco, tra un ristoro e l’altro passa più di un’ora e devo stare attento a come bevo per non finirla subito.

Poi arriva il crack, qualcosa si rompe, sulla salita verso il quarto ristoro, avverto dei dolori, ho delle fitte allo stomaco, non riesco più a spingere, fatico fino in cima, fino al ristoro. Arrivato cerco di bere il più possibile e soprattutto cerco disperatamente un bagno, si devo andare urgentemente al bagno!! Fortunatamente un volontario mi aiuta, non sto bene, penso seriamente alla possibilità del ritiro, ai miei compagni che tra poco mi raggiungeranno, nel frattempo il tempo passa e mi rendo conto che mi sta superando molta gente, persone che io avevo già superato in precedenza, penso “così non va bene non perdere altro tempo… Mai mollare! Continua a muoverti!”.

Lentamente riparto, sono nauseato e a forza continuo a mangiare. Passo i primi km facendo il punto della situazione, cercando di ristabilirmi fisicamente ma soprattutto mentalmente, penso al perché sono li, penso a tutte le persone che mi sono vicine, penso alle persone che amo, penso alla mia famiglia, alla mia compagna e a tutto il supporto che ogni giorno ricevo da loro, penso a quanto sono importanti per me, e a quanto è importante che io finisca questa gara. Piano piano, non so come, ritrovo le energie e la motivazione, piano piano rincomincio a spingere, piano piano rincomincio respirare a pieni polmoni, piano piano ricomincio a vivere…

Continuo a correre, mi ritrovo fresco come se avessi iniziato pochi km prima. Quando gli altri camminano io corro, quando gli altri corrono io corro più forte di loro, in poco tempo riprendo tutte le posizioni perse, sono emozionatissimo, con quasi le lacrime agli occhi, questo tipo di esperienze ti mette a nudo con te stesso, ti tocca nel profondo e io sto correndo per le persone che amo. Corro come se non ci fosse un domani e le ringrazio per tutto quello che ogni giorno fanno per me, diventa quasi un’esperienza mistica, con delle sensazioni fortissime e le gambe vanno da sole.

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A pezzi ma felici il giorno dopo 😉

Ed è già l’ultimo km, ci sono altre persone davanti a me, decido che può bastare, sono stanco e non ho voglia di superarle, mi metto l’anima in pace e proseguo tranquillo fino alla fine, ho fatto quello che dovevo fare. Sapevo che ce l’avrei fatta, sapevo che sarebbe stato difficile, ma non sapevo che avrei vissuto tutto questo. Ogni gara ci regala emozioni differenti, a me oggi questa ha regalato tantissimo… Arrivo al traguardo e la prima cosa che faccio, chiamo al telefono mio padre, gli dico che gli voglio bene e mi metto a piangere…. Ora aspetto i miei compagni, abbiamo tutti raggiunto il nostro obiettivo, abbiamo tutti realizzato un sogno.

Questo è stato il mio Ultrabericus, tanto amore e una stupenda rinascita.

 

 

Un commento su “Ultrabericus 19/03/2016”

  1. Caro Amico,
    se non avessi conosciuto te credo che difficilmente mi sarei cimentato nella preparazione di una impresa simile.
    Le tue parole racchiudono il tuo punto di vista, quello che parte dal cuore.
    Ho potuto ripercorrere il mio viaggio con gli occhi di chi ci è passato ore prima..
    Abbiamo corso soli, ma insieme.
    E’ stata un’esperienza di crescita infinita.
    Grazie, di tutto.

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